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3 Marzo 2016
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Autore: Redazione

Il movimento RE-curo in collaborazione col parroco Don Fernando Bruno Lombardi, promuove l’iniziativa per il restauro della pala d’altare di Santa Margherita V.M. viste le preoccupanti condizioni di degrado dell’opera artistica.

A Maddaloni (CE) si restaura la Pala d'altare di Santa MArgherita

Testo immagini e fonti a cura di Antonio Mereu.


L’opera, è stata analizzata e periziata dall'esperto restauratore dott. Aldo Guida, accreditato presso la sovrintendenza per i beni storici artistici che così ne ha descritto lo stato di conservazione. 


"La tavola su cui è realizzato il dipinto, di dimensioni cm.190 x cm.160 (spessore cm.5.00), è formata da diverse tavole di pioppo incollate tra di loro. Le condizioni della struttura lignea sono pessime, dal fronte si evidenzia prima di tutto un massiccio attacco di insetti xilofagi che ha danneggiato il tavolato in modo davvero importante, sono inoltre evidenti anche le fenditure tra i tavolati. La tenuta nel tempo è stata garantita dall’ancoraggio tramite traverse di castagno, sistema che prevede l’inserimento delle traverse nello spessore del supporto in un incastro a sezione trapezoidale, comunemente detto a coda di rondine. Riguardo lo stato di preparazione è palese il distacco dal legno dovuto alle già citate condizioni del pioppo e anche a gravi condizioni di umidità a cui la tavola è stata sottoposta in passato. A questo punto precarie naturalmente risultano le condizioni del colore. Le operazioni di restauro da effettuare dovranno essere mirate dapprima alla conservazione della materia costitutiva dell’opera d’arte, per ridargli forza e consistenza, poi estetiche, per avere una corretta lettura delle immagini e dell’iconografia". 


Si tratta di sfida che non può cadere nel vuoto e sono proprio le sfide che appaiono irrealizzabili a determinare negli uomini l’esigenza a riunirsi, organizzarsi per dare il meglio di se stessi. 


Il movimento RE-curo (risano, recupero, rinnovo etc. etc.), chiama i cittadini del territorio, rendendoli protagonisti, a contribuire concretamente all’azione di recupero. 


Credere insieme che recuperare l'immenso patrimonio d’arte, la storia, l’ambiente, il confronto democratico delle idee per generare una ricaduta concreta sul territorio innescando processi ed occasioni lavorative, in particolare per i giovani. 


Il restauro della pala d’altare della chiesa di S. Margherita opera del pittore maddalonese Pompeo Landulfo, si inserisce in tali attività di recupero. Questa iniziativa, segue gli oltre dodici interventi di recupero o ripristino, già realizzati dal movimento RE-curo. 


E' possibile partecipare attraverso un contributo modesto per acquistare un tassello di dimensioni cm.10 x cm.10, consentendone il restauro. L’acquisto di 304 tasselli, consentirà il restauro dell’intera opera. 


Tutti, possono concorrere all’acquisto di uno o più tasselli, anche perché il restauro si presenta lungo (circa un anno) e laborioso per le cattive condizioni del dipinto, ma soprattutto per le precarie condizioni del supporto ligneo. 


Per adesioni all’iniziativa, contatti e chiarimenti rivolgersi a: 

Arch. Antonio Mereu ……… … cell. 339 84 14 457; 

Geom. Alfredo Borbone …………cell. 333 27 90 809 ; 

Ing. Luigi del Monaco ….……. cell. 339 13 67 904; 

Parrocchia di S: Margerita ……… tel. 0823 469360 

Dott. Antonio Tedesco ………… cell. 347 315 0452


Cenni storici sull’autore:


Pompeo nasce da Paolo e Isabella De Agostino probabilmente nel 1568. Nel 1588, lavora ancora come allievo nello studio di Giovan Bernardo Lama del quale  più tardi sposa la figlia. Solo nel 1593, apre un suo conto presso la Banca della SS. Annunziata e ciò, ne attesta una sua autonomia professionale ed economica dal Lama stesso. L’artista lo ritroviamo in molti contratti notarili per le opere a realizzare (molti ancora con il Lama). Il fatto che incuriosisce è che nella descrizione del suo testamento a seguito della sua morte avvenuta nel Luglio del 1627, risulta però sposato ad una certa Isabella Cannata e la sua erede è la figlia Giuditta e non si fa alcuna menzione a figli o alla moglie precedente.


L’opera del Landulfo, si svolge a Maddaloni nella chiesa di S. Martino, S. Aniello, in quella del Corpus Domini (che si trasforma da cappella a chiesa madre) e nella collegiata dei Padri cappuccini (oggi O.M.I oblati maria immacolata) anche a Gragnano nella chiesa del Corpus Domini, a Vitulano, a Napoli nella chiesa di S. Gregorio Armeno, in S. Giovanni a Carbonara, in S. Pietro Aram, al Museo di Capodimonte con una ricca e squisita produzione artistica. Pompeo Landulfo opera quindi a Maddaloni tra la seconda metà del cinquecento e la prima del seicento. Il Landulfo si forma nel crogiuolo delle influenze della “Maniera” che ebbe a Napoli uno dei centri italiani di rilievo, con un movimento di pittori che non solo diffondono il raffaellismo ed il michelangiolismo ma innescano influenze toscane, lombarde, venete e siciliane. Il Landolfo ha una fortuna critica ed è citato nelle guide seicenteschee da studiosi d’arte e tra questi anche il discusso De Dominici. In questi anni  (i Carafa hanno in feudo Maddaloni da oltre cento anni) Maddaloni è un cantiere aperto ed in questa frenetica attività costruttiva, si alternano maestranze locali, napoletane, romane e toscane. Altre chiese rinnovano l’arredo o ampliano le loro architetture come la collegiata di S. Pietro, S. Benedetto, S. Aniello, S. Martino, S. Margherita e il SS. Corpo di Cristo … Pompeo Landulfo opera in tutte queste chiese…  Il quadro di S. Margherita V. M è oggi molto rovinato, risultato di un restauro (recente) male eseguito, l’intervento di consolidamento del legno è stato realizzato senza avere prima recuperato la pellicola pittorica. Il sinuoso disegno piniano, il colore, la rappresentazione fantastica del tema religioso, ancora legato a tradizioni curtensi e sottolineato dalle ricche vesti del personaggio (forse dettate dalla committenza), il dolce viso della Santa che è sempre disegnato dal Landolfo, caratterizzano l’opera. Il paesaggio fantastico, il castello e la torre  potrebbero essere stati ispirati all’artista dalla realtà ambientale, visto l’ubicazione della chiesa di Santa Margherita poco distante dalle mura antiche del Castello medievale.

 

(tratto da: “La pittura manierista a Maddaloni” – Giovanna Sarnella Palmese (Arti Grafiche “La Fiorente s.n.c” 1998)


 
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