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20 Febbraio 2014
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Autore: Redazione
Categoria: Associazioni

"Mi sono confrontato con la prima linea professorale, ma anche con quella della retrovia e ho incontrato quella genitorialità che non ammette giudizi né sentenze d'appello quando si tratta dei propri figli".

A propostito di bullismo a cura di Vincenzo Andraous

Sul bullismo scrive: "Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale che attraversa le nostre famiglie, le scuole, le città e a causa delle nostre ripetute e reiterate mancanze e inefficienze nessuno può sentirsi autorizzato a non farci i conti.


Nella mia lunga esperienza in ambito educativo (Vincenzo è un responsabile dei servizi interni della Comunità Casa del Giovane di Pavia) ho capito che indipendentemente da chi farà un passo indietro per porsi dove c’è l’intera panoramica da indagare sull'argomento, dovranno essere presenti quattro poli convergenti: genitori, insegnanti, studenti, territorio, che sappiano comunicare tra loro e trasmettere informazioni, muovendo una sinergia non di facciata, ma realmente improntata al raggiungimento di obiettivi comuni. 


La scuola è di tutti, soprattutto è comunità e condivisione e proprio nella scuola sarebbe necessario approntare servizi di consulto all'interno dell’istituzione affinché si possa ritrovare equilibrio e serenità per riconquistare rigore e autorevolezza, rientrando a pieno titolo nel gioco delle relazioni. Forse sarebbe anche utile puntare sulla capacità genitoriale di fare insieme promozione e prevenzione, sviluppando capacità di partecipazione per progettare interventi rivolti ai ragazzi, azioni di sostegno e accompagnamento; urgenti e in attesa dell’incontro con il proprio futuro". 


E sul caso di bullismo a Parma Vincenzo Andraous scrive ancora tra le tante cose.


"Il video in cui si vede quella ragazza che picchia una coetanea con calci e pugni alla faccia e alla testa imperversa sui social-network con una ubriacatura di violenza gratuita in bella mostra e alla mercè di emulazioni e fascinazioni, manuale per pavidi e sconfitti della vita.


Una ragazzina come tante altre altre, circondata da altri ragazzi che fanno platea plaudente, che fanno stadio, gabbia, recinto, nel quale tutto può e deve esser condiviso. Una platea di stacanovisti della noia che paralizza i neuroni; della adrenalina agognata invano, del vicolo cieco da perforare con urgenza. Platea vociante di bestemmie e invocazioni, per far più male, per essere più cattivi e colpire subito senza attendere oltre, giovani senza un briciolo di pietà per chi urla disperata: AIUTATEMI VI PREGO. 


Nel video si vede la vittima cadere ripetutamente sotto i colpi intenzionali, persistenti, asimmetrici. E' nauseante lo squilibrio, la disparità, tra chi colpisce e incassa; il branco ride, schiamazza, incita con ferocia, vuole il divertimento, esige il sangue, il dolore, la sofferenza dell'agnello sacrificale del proprio delirio di onnipotenza. Senza quella platea di vili imberbi, non potrebbe esistere né proliferare il bullo di turno. 


Quel video non è solamente la denuncia sconvolgente di una società bullistica, ma anche la rappresentazione di una solitudine armata nei riguardi della vittima, la giustizia sarà un sollievo passeggero, in fin dei conti come mi ha risposto qualcuno: “ora non facciamola troppo esagerata, queste cose sono sempre accadute”. Sarà senz’altro così, ma una volta lo scontro era con il mondo adulto, oggi la competizione è con il gruppo dei pari, con quelli più fragili, oggi non si diventa soltanto bulli o famosi per forza, ma addirittura pezzi pregiati di edilizia scolastica, non si viene allontanati, perché errato criminalizzare, parlarne troppo, è più consono recuperare, riproporre un progetto e un percorso. 


Ma la sanzione per accadimenti di questa portata qual'è? Forse è vero, una volta ogni colpo sotto la cintura rimaneva dentro la classe, perché la forma bullistica ai miei tempi tempi denominata nonnismo, era prontamente addomesticata dall’autorità del docente, degli adulti, dei responsabili della condizione psico-educativa dell’adolescente. Oggi i nativi digitali sono accompagnati per l’intera giornata dal loro smartphone, dai messaggi istantanee, dai social. Con un semplice movimento sanno che possono sconquassare un paese, una città, un mondo, devastare una vita, mandare in frantumi il futuro di una persona, oppure diventare per una frazione di tempo ciò che non si è. 


Alla ragazza a terra ricordo soltanto di non sentirsi mai sola, per la bulla di turno il mio auspicio è che possa trovare dignità sufficiente per imparare a chiederle perdono.


 
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