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30 Marzo 2016
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Autore: Redazione
Categoria: EcosostenibileBenessere

Il mandala più petaloso d’Italia si farà a Treviso Fior di Città TREVISO con la realizzazione di un Mandala gigante. L’associazione cuoriDILUCE, dopo il successo dell’anno scorso, porta nuovamente in città questo antichissimo rito.

A Treviso un Mandala Gigante con petali di fiore
Testo e fonti a cura di Francesca Nicastro. 


Il mandala è un archetipo molto importante, dell’ordine interiore. Esprime il fatto che esiste un centro e una periferia, e cerca di abbracciare il tutto. È simbolo della totalità e compare spontaneamente portando ordine (Carl Gustav Jung). Lo si potrà creare insieme a Emanuela Minchio, domenica 17 aprile dalle 10 alle 18, in corte di San Parisio. Poi, quando il sole scenderà, verrà ritualmente destrutturato.


Il mandala più petaloso d’Italia si farà a Treviso Fior di Città TREVISO con la realizzazione di un Mandala gigante. L’associazione cuoriDILUCE, dopo il successo dell’anno scorso, porta nuovamente in città l’antichissimo rito della costruzione (e poi distruzione) del mandala di petali, nell’ambito della manifestazione Treviso Fior di Città. 


L’evento si terrà domenica 17 aprile, dalle 10 alle 18, in corte di San Parisio, zona Pescheria (in caso di maltempo, il mandala sarà realizzato sotto la Loggia dei Cavalieri, a partire dalle 14.30). A realizzare l’opera sarà anche quest’anno la mandalista Emanuela Minchio, con – ed è la novità 2016 – la partecipazione del pubblico.


Chi vorrà potrà infatti avvicinarsi e contribuire, con petali, foglie e corolle di fiori diversi, a comporre l’immagine che ha per titolo “Fior di Loto – Il fluire della Vita” (previa iscrizione alle mail: info@mandalaspecchiodellanima.com). 


Il mandala avrà al centro un fiore loto, simbolo dell’anima che si apre pura al mondo e riesce a rimanere tale nonostante le sue radici affondino nel fango; il fiore di loto sarà racchiuso in un sole, simbolo della luce interiore e dell’energia divina che aiutano la coscienza a risvegliarsi e a procedere verso la realizzazione; attorno al nucleo, quattro coppie di carpe, che significano “immortalità”, disegneranno altrettanti “otto”, simbolo dell’infinito.


La costruzione del mandala ha, secondo le tradizioni del lontano Oriente (indovedica e tibetana in particolare), una funzione purificatoria ed evolutiva: forme e colori simbolici, gestualità rituali, profumi inebrianti, archetipi millenari trasportano il mandalista in una dimensione inesplorata in cui egli possa esprimere la propria creatività e giungere ad una comprensione più profonda di Sé e della Realtà. 


Realizzare un mandala di queste dimensioni impegnerà molte ore: una sfida non facile il cui risultato sarà pura bellezza. Poi la sera, al tramonto, come da usanza, verrà distrutto perché, secondo le tradizioni filosofiche a cui fa riferimento, a nulla ci si deve attaccare, nemmeno alla bellezza. Anch’essa fa parte di un flusso – il Fluire della Vita – che non ci appartiene, di cui però possiamo godere pienamente senza dovercene impossessare. 


Il compito del mandala – parola sanscrita che vuol dire “ciò che contiene l’essenza” - sarà stato assolto dall’azione purificatrice esercitata su coloro che lo creano. Terminato questo suo “sacro” dovere deve quindi ritornare al nulla, per poter rimanere fedele a se stesso, al suo significato rituale e spirituale profondo, che coincide con il senso stesso della vita, segnata dall’impermanenza nel suo moto perenne di creazione, conservazione, distruzione.



 
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