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12 Gennaio 2014
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Autore: Redazione
Categoria: AssociazioniGenerazioni

“A tredici, quindici, diciotto anni, il mondo sta racchiuso nel proprio pugno, ma la paura di vivere non si vince con l'alcol o la droga. Sveglia giovani sveglia, è la possibilità di una scelta che fa la differenza!”

Alcol e minori, l’esperienza di Vincezo Andraous della Comunità Casa del Giovane di Pavia

Vincenzo racconta così la sua esperienza di questi giorni:

“Il ragazzo è disteso a terra, il vomito alle labbra, un adolescente in rianimazione, tra la vita e la morte, la balbuzie esistenziale che non porta conforto né riparazione, solamente disperazione, coma etilico a tredici, quindici, diciotto anni, morire per abuso di sostanze non è un reality da playstation.


Quando un ragazzo rotola giù dall’amore che non arriva al cuore, la consuetudine sta nell’uso delle parole sempre più inutili, anche false, perché giustificano sempre e comunque, oppure nel rifugiarsi nella riparazione della “deduzione logica “, negli editti delle buone intenzioni, le solite frasi a effetto.

Un giovanissimo o poco di più, la spirale del rischio estremo, come se tutto fosse nella norma o accadimenti di routine, una specie di ben nota abitudine all’evento critico: non c’è altro da fare che raccogliere i cocci e sperare di riuscire ancora a rimetterli insieme, ma come amaramente è accaduto, non sempre s’arriva in tempo.


Invece c’è qualcosa in più che deteriora gli anni più belli della gioventù, c’è qualcosa in meno a cui aggrapparsi per non andare incontro a un coma etilico a quattordici anni, c’è qualcosa che si sottrae confermando la sua presenza.

Rammento qualche anno fa in una scuola del trentino un ragazzo di quattordici anni stramazzato al suolo in coma etilico alle nove del mattino. Era stato invitato come operatore della Comunità Casa del Giovane di Pavia a raccontare la mia storia personale per fare prevenzione, informare, comunicare e non dare scampo alle giustificazioni.  Per smetterla con l’incoerenza ipocrita, quando la richiesta di aiuto rimane appesa a mezz’aria, quando con amarezza ti accorgi che l’intero uditorio, ammutolito e scosso, è mancante di qualcuno. C’è un’assenza che non è riconducibile solamente a quel giovane scivolato tra la vita e la morte.

Ma ieri, e ieri l’altro ancora, qui a Pavia, quando quell’adolescente crollava a terra, chissà se c’è stata davvero coscienza della distrazione che ha aiutato a trasformare quel disagio in una tragedia.

Diventa doveroso raccontare ai ragazzi la condanna insita nella bottiglia, nella droga, in quel maledetto vicolo cieco che affascina, a portata di mano e bocca, sempre pronto a colmare le lacune, le ansie, i tormenti degli interrogativi; le inquietudini delle risposte.


Chissà se quest’altro adolescente affogato nei beveroni coloratissimi, ci lascia questo dolore lacerante obbligandoci ad intervenire, a non restare indifferenti, a chiederci con chi abbiamo a che fare, a pensare finalmente che solo l’amore arriva dove la volontà ci guida, solo l’amore per il rispetto di quelli ancora a spasso con il cuore, può sbarrare la strada alla resa più devastante, solo l’amore può trasformare i luoghi più impensabili in dignità ritrovate”.

 
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