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20 Agosto 2013
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Categoria: AttualitàMondo

Partita nel novembre scorso, Daniela lavora con donne indigene ecuadoregne nelle comunità di Ayora, Cayambe in un progetto ideato da una suora che lavora in quei territori da molti anni per le donne “Capifamiglia”.

Daniela Andrisano e il progetto in Ecuador della Diocesi di Treviso e la Rete Radiè Resch

Di questa esperienza ha scritto una sintesi molto sentita che ha inviato agli amici e a qualche giornale, la storia è interessante sia per i suoi risvolti sociale che per quello che riguarda l’universo femminile. Ne riportiamo alcuni stralci per condividere la sua esperienza con i nostri lettori e parlare di questi progetti universali, della Diocesi trevigiana e del suo operato nel mondo, e della Rete Radiè Resch.

 

Il servizio di Daniela rientra in un progetto di sostegno a “donne capifamiglia”, ovvero “donne sole perché ragazze madri per lo più separate o vedove, tutte con figli a carico e con la doppia responsabilità di essere <<madre e padre>> a tutti i livelli”.

 

La sua presenza nasce dall’esigenza nel territorio di un counselor che stabilisse con “la persona locale una relazione empatica e attraverso un percorso di <<ascolto attivo>> instaurasse una relazione di aiuto per far luce sulla sua situazione, accompagnarla nel prendere coscienza delle sue risorse e orientarla, dov'è necessario, a prendere delle decisioni importanti per la sua vita e per i suoi figli”.


Daniela scrive: “per la mentalità e la cultura in cui sono inserita è difficile che la persona chieda questo tipo di aiuto che richiede un percorso; pur spiegandolo e offrendolo. Si tratta quindi più di un servizio di visite familiari rivolto in particolare a donne che vivono questa situazione, visite che richiedono molto tatto, tempo e pazienza e soprattutto una buona capacità di relazione e d'empatia. E’ qui che nasce, a volte subito, altre volte dopo qualche visita, la possibilità dell’ascolto, della consulenza, della solidarietà”.

 

Il servizio interessa quasi tutte “donne delle comunità sugli altipiani, fuori da Ayora dove vivo, che ingloba 22 comunità. Spesso sono organizzate in “comunas”, aziende dove per molti anni hanno lavorato sotto padrone e poi, dopo molta sofferenza, molte lotte in cui alcuni hanno perso anche la vita, e grazie alla riforma agraria, sono riuscite ad avere un pezzo di terra che ora abitano e coltivano” - spiega Daniela – “abitano in case molto sparse e, dopo aver raggiunto la comunità in bus o in taxi, perché non ci sono altri mezzi, cammino tanto”. Per fortuna, però, scrive - “camminare mi piace, oltre che far bene, e poi sono quasi sempre tra panorami di altipiani immensi, bellissimi”.

 

La sua esperienza è forte e a volte la prova molto ma scrive “il governo attuale lavora molto e bene a livello sociale, molte leggi oggi garantiscono una vita più giusta e dignitosa, ma il cambiamento è lento e i poveri sono ancora tanti. Quando dopo qualche incontro sento il cuore pesante, ricordo a me stessa che è <<da mettere in conto>> che lavorare con i poveri non è un divertimento, vuol dire caricarsi dei loro pesi e imparare a portarli insieme, per quel che ci è possibile” - poi aggiunge – “i momenti gratificanti e di gioia comunque non mancano: più di qualche volta mi hanno invitato in famiglie o nella comunità per partecipare alle loro feste. I bambini sono meravigliosi, spesso molto maturi e caricati di responsabilità a volte più grandi di loro, una volta conosciuti, cordiali, espressivi. Ed anche sanno mantenere spirito di umorismo e di una forza che trasmette una certa pace”.

 

Poi con parole accorate ricorda che “la fede nella presenza di Gesù Risorto mi dà luce e speranza che ogni giorno può essere un altro giorno di rinascita per un servizio e per relazioni più coerenti al suo progetto del Regno che mira solo al nostro bene e a quello delle persone che ci sono affidate” poi si accomiata ricordando “questa è un’esperienza molto intensa e ricca di condivisione, di relazioni cordiali e di solidarietà: quando sono a casa ho spesso visite e doni,  un piatto di riso o un po’ di patate o di mais...E’ bello lo scambio delle cose semplici e dà gioia”.

 

 

 

 
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