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28 Febbraio 2013
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Categoria: Sport

Tutti parlano di migliorare il sistema e renderlo più educativo, e sono molti gli sport che hanno una funzione altamente formativa, ma bisogna partire dall'infanzia.

Educare le tifoserie al fair play? Si può ecco alcuni esempi

Lo sport educa a valori fondamentali come il rispetto delle regole e degli altri, la disciplina e l’autodisciplina, il lavoro di squadra, la valorizzazione delle proprie capacità e soprattutto permette di mantenersi in forma grazie ad uno stile di vita sano. 


L'attività sportiva infatti viene utilizzata anche per iniziative pedagogiche, per il recupero di giovani disagiati o per prevenire il disagio ed anche per le persone della così detta terza e quarta età, perché oltre ad essere utile al mantenimento delle capacità motorie è anche un mezzo per socializzare e confrontarsi.


Eppure ancora oggi si devono sviluppare progetti per favorire il fair play, ovvero il gioco leale, e salvaguardare gli atleti dal doping. Se è vero, infatti, che la promozione dello “sport per tutti” ha favorito una maggiore divulgazione dello sport, e che la formazione continua di operatori è utile a superare l’agonismo quale fine ultimo dell’allenamento, è anche vero che ci sono ancora realtà dove, in un epoca in cui la competizione inizia fin dai primi anni di vita, non v'è ancora questa consapevolezza.  

 

In occasione del XVIII Congresso dell’European Fair Play Movement a Verona lo scorso ottobre, che ha promosso i valori della amicizia, della solidarietà, del rispetto degli altri e dello spirito sportivo, in ben 40 paesi Europei, è stato presentato il libro “Viaggio intorno al fair play” di Luciano Pinna.


Ce ne scrive Giorgio De Tommaso dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play in una newsletter accorata sulle tifoserie, scritta appena dopo la partita di calcio Lazio vs Borussia del 21 febbraio scorso a Roma, nella quale compara due mondi ed esprime tutta la sensibilità ai temi caldi del fair play. 


E riferendosi allo sport italiano cita dal libro di Pinna: “sia esso praticato o guardato, è senza dubbio preoccupante: mancanza di disciplina in campo e fuori, uso di sostanze dopanti, comportamenti deviati e devianti”. 


Ma è pur vero che l’educazione va coltivata fin dall’infanzia, perciò vi segnaliamo un progetto che dura ormai da alcuni anni sul territorio trevigiano, e che forse, con le opportune modifiche, potrebbe essere sviluppato anche in altre realtà quale esempio di buone prassi educative per le tifoserie in erba; che prima o poi si sa, diverranno adulte.


Segnaliamo inoltre sugli stessi temi di educazione a legalità e tifoseria, il progetto educativo di Genova, quelli di Modena, vedi  l'elenco dei progetti, la premiazione delle tifoserie della serie B ad opera della federazione nazionale FIGC nel luglio scorso. 


 
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