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25 Luglio 2016
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Categoria: Buone prassi

Ecco un’idea propositiva e costruttiva su come trasformare una attività morente in un luogo di cultura mantenendo viva la memoria proiettandola al futuro.

Esempi da imitare: la proposta di riconvertire un antico negozio del centro. A Caserta.

Come molte città anche Caserta non è immune al cambiamento in atto e alla chiusura di esercizi nel centro storico. Quando tuttavia il negozio che chiude è una pietra miliare nella storia cittadina, capace di resistere a tutte le vicissitudini, a decenni di storia, il sentire comune è forte, nel dispiacere di perdere un’icona che mantiene gli arredi originali dalla sua fondazione. 


Ecco allora la proposta di Antonio Ciontoli alla associazione Campania Retrò presieduta da Francesco Benenato, che pubblichiamo poiché accorata e propositiva affinché possa essere d’esempio e spunto, per chi lo desidera, per riconvertire luoghi storici nei territori, a cui tutti sono affezionati.


Scrive Ciontoli “…sta per chiudere per sempre i battenti, lo storico studio fotografico #Vignes, una perla di storia cittadina. Senza entrare nelle scelte o strategie commerciali, senza lasciarsi prendere la mano sul perché l'attività sta per chiudere, anche se basterebbe far riferimento alle decine di foto che ciascuno di noi fa al giorno e alla conservazione in digitale dei file x comprendere le ragioni e prima che sia troppo tardi, cioè prima che il rammarico prenda il sopravvento su ciò che è ancora possibile fare, invito gli amici di Campania Retrò e Francesco Benenato a ritrovarsi subito per vedere in che modo dare una mano a Pasquale Silvestri erede della storica attività che ancora gode della presenza dello storico Fondatore. L'attività è in Via Mazzini dal 1937” poi aggiunge proprositivamente di coinvolgere l’amministrazione e altre personalità del territorio “il Sindaco, il dott. Felicori, la società di Storia Patria, Toni e Peppe Servillo, Fausto Mesolella e quanti altri cultori ed appassionati della radice profonda e della storia casertana, affinché ciascuno faccia qualcosa per rianimare questo spazio di cultura e dell'artigianato cittadino”.


“Quel locale può essere conservato” scrive “adottando diverse forme, penserei ad un museo della fotografia, un luogo che, con l'ausilio del ministero dei beni culturali, possa essere riallacciato alla modernità per conservare la radice storica della fotografia e della cinematografia locale. Insomma, un luogo del ricordo e della Caserta che non vuole morire, uno spazio in cui allestire un caffè letterario, uno spazio di esposizione, un’occasione anche per noi, amanti delle cose belle e del retrò, di dare una vocazione ad un gruppo benemerito che ormai ha già raccolto tante tracce della Caserta che fu ma che ha soprattutto a cuore le ragioni della Caserta che sarà. Una sede di analisi e discussione, un centro vitale intorno a cui far ruotare e resistere la speranza e la consapevolezza che credere in un progetto e custodirne i valori, per quanto non più remunerativo, non sia solo un esercizio utopico di accanimento o sterile resistenza ma anche una opportunità per rialzarsi e mettersi in marcia verso il futuro”.


Un’idea interessante di riconversione degli spazi, che unisce passato e futuro positivamente e che diventando luogo espositivo di una raccolta fotografica storica in una location altrettanto storica, favorirebbe anche il turismo sociale e culturale. 



 
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