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19 Settembre 2013
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Categoria: Leali Sociali

E’ una contraddizione in termini che fa pensare, fare guerra per portare pace evoca le parole di Tacito “hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace”, ma è pur vero che…

Il dilemma: “fare una guerra per la pace”.
Il dilemma: “fare una guerra per la pace”. Papa Francesco e il suo coraggio. Vincenzo ci scrive.

EDITORIALE - La voce di un Capo di Stato si è alzata per dire qualcosa sulla motivazione delle guerre. Papa Francesco è il primo tra i grandi statisti a dire col suo carisma, e molta autorevolezza, che le guerre servono per “consumare” le armi prodotte.

Eppure altri Capi di Stato sono alla ricerca di alleanze per fare guerre “lampo”. Sono evidenti le assonanze nei termini concettuali con le parole di Tacito “hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace”. Passati duemila anni e non sentirli… Ma è pur vero che talvolta soccombere alla violenza non si può, perché violenza genera violenza ma anche subire genera violenza e spesso porta anche supremazia. 


Di solito nel nostro network non scriviamo articoli troppo lunghi e cerchiamo di dare notizie positive. Vorremo stimolare con l’informazione ad uno scambio di buone prassi ritenendo che l’esempio buono sia davvero un buon esempio da seguire; che il dialogo sia sempre una strada maestra e che le cose efficaci debbano essere trasferibili. Ma è pur vero, come ci scrive il nostro assiduo lettore Vincenzo Andraous, che “non si può girare la testa e fare finta di non sapere”…


E sebbene non sia facile schierarsi, le “sfumature di grigio” non riguardano solo il sesso (cit. ndr), si dev’essere consapevoli che la guerra porta sempre morte. Che la morte provocata e violenta è “brutta e fa male”, che i soldati quando sono senza armi e divise sono “civili con famiglia” e che i bambini dovrebbero tutti poter “essere in un parco a giocare”. 


Non in una fabbrica a lavorare, non in un “bordello” a prostituirsi, non in una metro a respirare colla…e nemmeno a casa “ma essere uccisi da un gas tossico”.

 

Vincenzo ci scrive con dolore e rabbia, lo sentirete nelle sue parole. Una lettera accorata che evidenzia tutta l’impotenza nei confronti delle immagini che ci arrivano dal web, che secondo lui i “media non riportano” abbastanza (e certo, almeno negli orari in cui ci sono bambini svegli che potrebbero vederle, fan davvero bene..).


Vincenzo ricorda appena in parte i tanti colleghi reporter uccisi, rapiti, solo talvolta rilasciati (l’ultimo italiano Domenico Quirico ndr) che per raccontare gli orrori di guerra rischiano in prima persona vivendola; sottolinea quello che il web, nel bene e nel male, sta facendo: racconta in tempo reale e rende tutti cronisti. Ma scrive anche, e questo a ben rifletterci ha del vero, che forse nella nostra corsa quotidiana rischiamo di addormentare le coscienze, ma che proprio per quelle immagini “non potremmo dire non lo sapevo”. Ci sono molti modi per intervenire, noi usiamo la parola perché almeno non si dimentichi..

 

Dalla e-mail inviata da Vincenzo: 

“Youtube con una sequela terribile di video shock, ci mette con le spalle al muro, senza più possibilità di negare, di dire “non sapevo”. Sono immagini che fanno inorridire la più ottusa e conclusa delle smemoratezze, è palese l’assenza di umanità, morta e sepolta ogni forma di giustizia, fotogramma dopo fotogramma ci obbliga a fare i conti con l’identità più sconvolgente della violenza.

Violenza messa in atto dagli eserciti dittatoriali, da quelli insorgenti, dagli altri rivoluzionari, violenza allo stato puro che non risparmia nessuno, innocenti e colpevoli, le vittime sono quotidiano conto di mano per colorare di altre bugie la libertà.

Per terra rimangono i pezzi di popolo, la carne morta e i silenzi, le urla e i lamenti sono echi che la televisione non ci rimanda, ci racconta un altro film per distoglierci dal fare i conti con quelle atrocità, che sbattono sulla nostra indifferenza non tramite qualche reporter in azione sul campo o da giornalisti di guerra sparpagliati sulle rovine di ogni giorno. No, sono i telefonini del soldato di regime, del ribelle soldato di Dio, sono questi i veri registi; gli esiti della guerra passano anche da questa nuova pratica delegittimante, e di solito la spunta di chi ha più ferocia e infamia in corpo.

Uomini torturati con la flemma più miserabile, donne denudate, violentate, picchiate a morte tra le risate e i denti digrignati, bambini folli di paura, obbligati a diventare monchi e ciechi mentre lo scarpone chiodato si abbassa con forza sulla loro testa.

Gli eserciti contrapposti fanno sfoggio del proprio cannibalismo addomesticato, del dolore che immediatamente è trapassato, la sofferenza unica spettanza, i video-telefonini riprendono grida, sangue, terrore, la morte, non c’è nulla di inventato, di mascherato, di tenuto celato, la messaggistica  istantanea è il risultato del “vale tutto”  di una libertà perduta o riconquistata ma ripetutamente spogliata di ogni dignità.

Troppo facile ribadire che la guerra è sempre sbagliata, ciò che sta in bella mostra in quei video da fare “vedere” ai nemici di turno, non consentirà a nessuno di essere assolti o dimenticati dalla storia, per quanto sta succedendo e si sta perpetrando in quelle terre è bene sapere, tutti, soprattutto chi sta costantemente con la faccia voltata da un’altra parte, che non sarà sufficiente chiedere perdono”.

 
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