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8 Marzo 2013
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Le testimonianze di due madri che ogni giorno si trovano a gestire l’imperfezione della vita e il disagio che apporta. Ma quanto pesa il disagio? e quanto la gioia e la forza che nascono nell’affrontarla?

Imperfezione della vita: errore o opportunità? Parte II

Per trovare conferma all'ipotesi che l’imperfezione insita nell’uomo e nella vita nasconda sempre un senso, osservo i suoi effetti nella vita famigliare di due amiche. 


Maria, 35 anni, madre di una meravigliosa bambina, ha una brillante carriera e un ruolo di responsabilità; Anita, 57 anni, madre di tre figli e tata di professione.


“Cosa vi consente di “sopravvivere” tra le difficoltà della maternità, della vita di coppia, del lavoro e i loro delicati intrecci?”, e la parola “sopravvivenza” mi viene suggerita proprio da loro come quella più azzeccata. Il primo riscontro che mi arriva è sull’idea di maternità: Anita la vive come qualcosa di assolutamente “perfetto”, l’anello mancante nella realizzazione completa di una donna che, grazie a questa esperienza, riesce ad osservare le difficoltà della vita con più flessibilità. Maria vive la maternità come l’occasione che ha risvegliato la “wonder woman” che è in lei, una forza “sovrannaturale” sia d’animo che fisica; una nuova fibra per gestire le imperfezioni della vita.


Anche la vita professionale gioca un ruolo fondamentale nell’impacchettare la vita nella sua imperfezione. Anita è impegnata in un difficile cammino lavorativo che l’ha portata lontano dalla famiglia, in un paese straniero dove non conosce nessuno. Eccezionalmente, nel corso di questo delicato e tortuoso cambiamento ha anche scoperto un nuovo mondo, non solo quello che fisicamente la ospita, ma anche all’interno della sua famiglia. 

Ha scoperto un marito nuovo, diverso da prima, più presente con i figli, disponibile e capace nel fare le sue veci nel periodo di assenza. “Prima non montava nemmeno le lampadine! Ed ora è lui a fare tutto in casa” aggiunge compiaciuta Anita. Certo, la situazione non è facile da gestire, ma la ricompensa è un rinnovato senso di coppia e di famiglia.


“Solo le relazioni più forti sopravvivono”, spiega Maria riferendosi alla sua vita sociale e di coppia. Sembra avvenire una sorta di selezione naturale quando una donna si trova a dover gestire il ruolo di madre, di moglie e di donna in carriera. Ne emerge una nuova rete sociale attorno a sé, in cui la parola d’ordine è complicità, comprensione, alleanza, amore. E che dire delle numerose e difficili aspettative sociali a cui è esposta una donna? “Devi essere una brava madre, una compagna sensuale e attenta, non puoi nemmeno commettere errori sul lavoro pena il rischio di perdere la faccia e la carriera” ribadisce Maria.

Eppure, sia lei che Anita sono concordi nel condividere un mantra come strumento di supporto davanti a critiche ed aspettative come queste: “dentro da un orecchio e fuori dall’altro !”.


È in questa beffa che trovo un germe per una nuova consapevolezza e nell’articolo successivo vi svelerò il suo volto…Auguri donne!


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