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13 Gennaio 2014
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Autore: Redazione
Categoria: Buone prassi

Grazie ad un investimento privato di circa 25 milioni di euro iniziali, l’indotto potrebbe essere di almeno 500 nuovi posti di lavoro nel “HUB” del prodotto locale, un format idoneo a valorizzare le caratteristiche identitarie dei territori.

Per Roma e Centro Italia 500 nuovi posti di lavoro grazie al progetto “AgriVillage”

Descrizione e fonti a cura de Consorzio Tiberina, Associazione un Ponte sul Tevere (sintesi):

“Quello di realizzare nel Comune di Sant’Oreste al confine fra le Province di Roma, Rieti e Viterbo un polo fieristico destinato ai prodotti tipici era un progetto dell’Amministrazione Provinciale di Roma del Presidente Gasbarra (2003-2008).

Nelle pianificazioni urbanistiche comunali si tenne conto di tutti i vincoli ambientali e paesaggistici e la localizzazione fu fissata nel 2006 a fianco dell’allora già implementato outlet ai piedi del Monte Soratte. L’insediamento ha continuato ad esser menzionato dalla Camera di Commercio di Roma – anche in termini di polo produttivo innovativo – fra le iniziative regionali di punta per il partenariato pubblico-privato.

 

Tuttora il progetto viene citato da Provinciattiva S.p.A., ente strumentale della Provincia di Roma, nell’ambito di documenti distribuiti sul Programma Integrato di Sviluppo della Valle del Tevere e della Sabina, tappa del percorso istituzionale e concertativo che la Provincia di Roma e la Provincia di Rieti  hanno avviato insieme coinvolgendo 53 Amministrazioni Comunali, gli altri Enti territoriali, le associazioni di rappresentanza imprenditoriale e sindacale.

Il Comune di Sant’Oreste ha trovato nel Consorzio Tiberina, di cui fa parte un supporto decisivo, soprattutto attraverso l’intervento di Consorziati (Europrogetti & Finanza S.r.l. e Sistema Alfa Chi S.r.l., entrambe impegnate nello sviluppo di progetti innovativi) e membri del C.d.A. (il presidente Giuseppe Maria Amendola e il consigliere Sergio Papa).


E’ nata così l’idea di promuovere l’“AgriVillage” della regione Tiberina, realizzando l’incontro fra domanda e offerta, duplice e incrociato, in quanto vi era chi cercava investitori (il Comune) e chi cercava siti idonei per creare nel versante tirrenico dell’Italia Centrale; un “HUB” del prodotto locale, un format idoneo a valorizzare le caratteristiche identitarie dei territori (soprattutto agro-alimentari, artigianali e legate a produzioni e mestieri tradizionali in genere), a fare di vocazioni antiche una filiera conosciuta e riconoscibile in Italia e nel Mondo per coniugare tradizione, innovazione tecnologica e qualità e creare un “mercato di prossimità” con il contatto diretto fra produttori e consumatori locali/visitatori in transito/acquirenti organizzati italiani e stranieri che sarebbe imperdonabile non inserire nelle Programmazioni 2014-2020 in via di stesura.


Il progetto – immediatamente avviabile e cantierabile in stretti tempi tecnici – fa ancora una volta del Consorzio Tiberina un caso concreto e operativo, non accademico o semplicemente teorico.


Da segnalare, fra gli aspetti più rilevanti, l’investimento privato di circa 25 milioni di euro iniziali e l’indotto di almeno 500 nuovi posti di lavoro. In calce, una descrizione più analitica inviata qualche mese fa al Presidente della Regione Lazio Zingaretti e ad alcuni Assessori Regionali; se ne evidenziano anche gli effetti sul turismo sostenibile in tutta la regione.”

 

 

Descrizione di “AGRIVILLAGE”

Il Villaggio dei Sapori e dei Saperi

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un grande sforzo per aiutare a livello sia europeo sia nazionale e locale le piccole produzioni tipiche di qualità, ma molte azioni sono state vanificate perché isolate – prive di effettivo impatto – o focalizzate esclusivamente sul versante della distribuzione, vista a sé stante.

AgriVillage nasce con l’intento di creare una piattaforma dove sviluppare l’incontro e la conoscenza reciproca tra domanda e offerta di prodotti agroalimentari; un luogo dove recuperare un equilibrato rapporto fra produttori, distributori e consumatori fondato su salubrità, rispetto dell’ambiente, educazione al gusto e alla cultura dell’alimentare italiano.

Un villaggio con una precisa funzione culturale e didattica, e una relazione virtuosa (commerciale e non solo) rivolta al produttore e al consumatore. In AgriVillage troverà spazio tutto quello che si muove attorno al cibo: le piccole produzioni di qualità, i Consorzi di Tutela e dei Produttori, le Associazioni di Consumatori, ma anche cultura ed educazione alimentare, eventi legati alle enogastronomie e al gusto e dibattiti anche tecnici e sanitari.

Il progetto prevede la nascita di un vero e proprio villaggio, architettonicamente concepito con uno stile che si integri perfettamente con l’architettura rurale del territorio, dedicato al cibo, alla cultura enogastronomica, alla cultura della tavola, al tessile/arredo casa/casalinghi, con varie ed importanti ristorazioni tipiche locali e con luoghi di lavoro e di formazione.

Questa piccola cittadina darà la possibilità di coniugare il nuovo commercio su grandi superfici con la tradizionale cultura delle botteghe e dei centri storici, dando la possibilità alle aziende produttrici presenti di dialogare con il consumatore finale attraverso la loro immagine e il controllo diretto della filiera produzione-vendita.

Le botteghe si presteranno, inoltre, alla funzione di esposizione permanente per le aziende che potranno non solo promuovere i loro prodotti a distributori locali o esteri, ma anche la loro immagine di spazio e di storia del prodotto: dei veri e propri esempi di cosa è l’azienda, delle sue tradizioni, della sua cultura.

AgriVillage è anche un polo turistico che coinvolgerà più destinazioni interne e in un intorno vasto, organizzando eventi di promozione delle tradizioni e spazi dedicati alle scuole, ai ragazzi e ai bimbi, per metterli a contatto con le tradizioni agricole e anche per insegnare loro come nascono i prodotti della tavola, per educarli ad un’alimentazione salubre e tradizionale, in spazi adatti, nell’AgriVillage e fuori.

In esso saranno aree per l’acquisto, per le esposizioni permanenti, zone dedicate all’oggettistica e utensileria di pregio, all’artigianato per la cucina e per la casa; una libreria specializzata su cultura e tradizioni alimentari; ristoranti distinti per tipologia di offerta della cucina regionale e mediterranea; non mancheranno enoteche, birrerie, gelaterie e cioccolaterie e uno spazio ludico educativo in forma di fattoria didattica per i bambini e le scolaresche.

Le aziende partecipanti al progetto potranno avvalersi di una grande logistica del freddo, che permetterà di poter anche trasformare il centro in un vero portale (fisico e on-line) da cui il visitatore potrà continuare ad acquistare i prodotti direttamente da casa sua, sia questa a Milano, Parigi o Tokyo; discorso a parte sarà la consegna di prodotti a Roma, veicolabile ad hoc.

Non per ultimo, il progetto rivestirà per l’area prescelta sicuramente un interesse economico importante, potendo garantire tra personale diretto e indotto sicuramente più di 500 nuovi posti di lavoro, oltre a luoghi polivalenti da adibirsi anche a incontri, seminari e convegni, creando ulteriori opportunità per i servizi locali.

I NOVE PUNTI CARDINE DEL PROGETTO

Il progetto dell’AgriVillage si basa su nove punti fondamentali.

1) Dare una casa, un luogo di comunicazione e di presentazione comune al prodotto alimentare e artigianale della Regione Lazio e delle Regioni confinanti (oggi inesistente), in controtendenza rispetto sia a destinazioni generaliste quanto a prodotti ospitati sia a destinazioni comprendenti prodotti – pur d’eccellenza – da ogni parte d’Italia o addirittura dall’Estero.

2) Offrire ai produttori una serie di servizi sia logistici sia di marketing e comunicazione sia di promozione attraverso la possibilità di usufruire di uffici temporanei o permanenti, sale riunioni e luoghi congressuali per presentazioni e riunioni, strutture comuni per lo sviluppo di piani di comunicazione e marketing e di incontro con il mondo della ristorazione e dei grandi cuochi italiani ed internazionali.

3) Offrire al sistema enogastronomico della Regione Lazio, e delle Regioni confinanti, un servizio di logistica del freddo organizzato e strutturato per permettere di gestire al meglio materie prime e prodotti trasformati riducendo i costi di strutturazione diretta della aziende e di logistica dei magazzini, ed offrendo così la possibilità di incrementare le produzioni e non essere schiavi delle stagionalità più o meno buone delle stesse.

4) Offrire al sistema enogastronomico ed artigianale della Regione Lazio, e delle Regioni confinanti, un luogo comune per realizzare piani di formazione per i giovani per il mantenimento delle tante professioni a rischio legate alle produzioni locali.

5) Dare la possibilità al sistema dei prodotti tipici di essere esitato direttamente attraverso un complesso di botteghe. Ai consumatori finali il vantaggio di economizzare, saltando il passaggio della distribuzione, ed ai produttori di internalizzare parte di detto passaggio rendendo i prodotti più appetibili e concorrenziali in relazione al prezzo finale. Grazie anche alla creazione di una piazza-mercato, dare questa possibilità ai produttori di materie prime ortofrutticole, lattiero-casearie e di carni durante i fine settimana.

6) Dare la possibilità ai consumatori, siano essi italiani o giapponesi, americani o spagnoli, australiani, russi o cinesi, di continuare a ricevere i prodotti a casa grazie alla piattaforma di vendita on-line.

7) Promuovere, attraverso i luoghi dedicati alle scuole ed ai bambini, una cultura sulla giusta e corretta alimentazione e sui giusti e corretti stili di vita. Abituare i bambini, i futuri consumatori, a prodotti genuini, rendendoli fieri e consci delle loro tradizioni storiche e della loro cultura alimentare, diversa da quella promulgata nelle pubblicità e nei messaggi delle grandi multinazionali del cibo.

8) Creare non solo un’attrazione turistica, ma, come oggi viene internazionalmente definito, un “Destination Center”, un luogo di destinazione ben noto, una tappa riconoscibile nei movimenti del turismo nazionale e nelle rotte internazionali. Un luogo e un intorno allargato dove poter trascorrere anche un tempo prolungato rispetto alla visita standard nel Comune d’insediamento, grazie all’offerta di alta ristorazione, alla possibilità per i turisti di avere anche una piccola formazione hobbystica sulla trasformazione dei prodotti, all’organizzazione di visite in tutto il circondario.

9) Creare un luogo architettonicamente strutturato a vecchia contrada di borgo, ma strutturalmente moderno per rispondere alle esigenze dei produttori con versatilità e con logistica al passo con i tempi. Pur avendo considerato l’ipotesi in linea di principio, non sarebbe possibile realizzare tutti i punti precedenti in una realtà di una vecchia frazione da ristrutturare, perché i vincoli architettonici preesistenti, le logistiche dei flussi (visitatori e merci), le differenziate necessità di accoglienza per tutte le fattispecie di visitatori, le botteghe e tutti i luoghi (in parte centralizzati) attinenti al progetto risentirebbero dell’assenza di logica complessiva e di strutturazione progettuale urbanistico-architettonico-ingegneristica necessaria al fine previsto.

IMPATTO AMBIENTALE

L’insediamento previsto non turberà l’immagine paesaggistica, al contrario valorizzerà l’area con un borgo agricolo, un insieme di piazze, vicoli e strade chiuse al traffico e piacevoli non solo per la fruizione, ma anche per il loro aspetto architettonico.

Gli spazi di vendita saranno botteghe e si alterneranno, come nei borghi medioevali, alle botteghe artigiane (con produttori e praticanti in loco) e ai ristoranti; gli spazi di lavoro troveranno una collocazione in ambienti più ampi, ricostruzioni di granai e fienili. Lo spazio-bimbi sarà una piccola fattoria con l’aia, l’orto ed un commisurato frutteto.

Ovviamente si cercherà di individuare situazioni (urbanistiche, paesistiche, etc) autorizzativamente già conformi ai requisiti plano-volumetrici necessari, per abbreviare i tempi di realizzazione.

IMPATTO SOCIOECONOMICO

L’impatto socioeconomico sull’area prescelta si declinerà in vari settori, da quello turistico a quello commerciale a quello occupazionale.

Per l’indotto turistico si può fare una previsione di oltre 2.000.000 di visitatori, di cui oltre il 70% provenienti da altre Province o Regioni. AgriVillage conferirà all’area prescelta una notorietà paragonabile a quella che località come Serravalle Scrivia, Castelromano, Valmontone e Valdichiana hanno ricevuto dall’apertura degli outlet della moda. A queste presenze sono da aggiungere le oltre 12.000 presenze annue riferibili agli operatori del settore ed addetti ai lavori nazionali ed internazionali.

Per i numeri sopra riportati si evince la necessità di rispondere a tipologie diverse di visitatori con offerte distinte: per gli operatori commerciali gravitanti sull’AgriVillage, sicuramente un hotel per brevi permanenze ed una RTA per soggiorni più prolungati.

Si dovrà studiare poi l’integrazione turistica di tutto il territorio, coinvolgendo Tour Operator ed operatori locali (guide, etc); a seconda delle preferenze, l’AgriVillage potrà essere base di partenza per esplorare i luoghi ed i territori origine delle eccellenze ovvero attrazione da visitare in transito o comunque pernottando in un qualunque Comune del territorio. L’intento di AgriVillage è infatti quello di diventare un attrattore di flussi turistici da ridistribuire sul territorio grazie anche agli uffici di promozione che saranno in esso insediati.

L’insieme del piccolo commercio e delle piccole produzioni andrà a contrastare – con un impareggiabile rapporto qualità/prezzo – la grande distribuzione alimentare, la quale, in ragione del concetto prezzo-quantità, è in procinto di uccidere definitivamente il commercio indipendente dei generi alimentari.

Non ultimo, e non meno importante, il progetto garantirà una reale stimata possibilità di 500-700 nuovi posti di lavoro, più un possibile sviluppo di ulteriori 200 posti di lavoro nell’indotto (fieristica, convegnistica, etc). Posti di lavoro in una zona che dovrà essere tradizionalmente e culturalmente agricola, e per ciò legata a filo doppio alla tipicità di un AgriVillage.

Posti di lavoro cui si aggiungeranno anche ampie prospettive per l’imprenditoria giovanile, sempre più vicina al ritorno alla natura, alla campagna ed alla tradizione dei prodotti tipici.

Posti di impegno sociale e di lavoro anche per i “nonni” pensionati, che potranno trasferire nello spazio dedicato ai bambini ed alle scolaresche quei principi di cultura alimentare e di tradizioni presenti nelle realtà di provincia, ma sempre più assenti nelle grandi realtà cittadine.

 
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